sabato 18 dicembre 2010

Migliori film anni '80

1-C'era una volta in America (Sergio Leone)
2-Il nome della rosa (Jeane Jeacque Annoud)
3-Nuovo cinema paradiso (Giuseppe Tornatore)
4-Arrivederci ragazzi (Louis Malle)
5-L'attimo fuggente (Peter Weir)
6-Toro scatenato (Martin Scorsese)
7-Mission (Roland Joffè)
8-Scarface (Brian De Palma)
9-Voglia di tenerezza (James L.Brooks)
10-Karate Kid "Per vincere domani" (John J.Avildsen) & Ritorno al Futuro (Robert Zemeckis)

venerdì 17 dicembre 2010

Classifica dei migliori film degli anni '90

Negli anni '90, le pellicole uscite nelle sale cinematografiche erano di ottima qualità e altrettanta quantità, perciò nella classifica dei migliori film abbiamo inserito le migliori venti che secondo noi rappresentano tutto il decennio.
1-Balla coi lupi (Kevin Costner)
2-Nel nome del padre (Jim Sheridan)
3-Carlito's Way (Brian De Palma)
4-Le ali della libertà (Frank Darabuont)
5-Forrest Gump (Robert Zemeckis)
6-Braveheart, cuore impavido (Mel Gibson)
7-Quei bravi ragazzai (Martin Scorsese)
8-Trainspotting (Danny Boyle)
9-Sono pazzo di Iris Blond (Carlo Verdone)
10-Il miglio verde (Frank Darabount)
11-La vita è bella (Roberto Benigni)
12-Pulp fiction (Quentin Tarantino)
13-Leon (Luc Besson)
14-Il postino (Michael Radford)
15- Stanno tutti bene (Giuseppe Tornatore)
16- Il Padrino parte III (Francis Ford Coppola)
17-Clocklers (Spike Lee)
18-Huricane (Norman Jewison)
19-Gli spietati (Clint Eastwood)
20-Shindler's list (Steven Spielberg)

giovedì 16 dicembre 2010

Classifica dei migliori film del 2010

"LaVoce Quotidiana" ha stilato una classifica che secondo la redazione racchiude i migliori film usciti nelle sale cinematografiche nel 2010. Qualsiasi commento e/o appunto da parte del lettore sarà cosa gradita.


1-La bella società (GianPaolo Cugno)
2-Draquila, l'Italia che trema (Sabina Guzzanti)
3-Dieci inverni (Valerio Mieli)
4--Baciami ancora (Gabriele Muccino)
5-L'uomo che verrà (Giorgio Diritti)
6-Una sconfinata giovinezza (Pupi Avati)
7-Cosa voglio di più (Silvio Soldini)
8-La nostra vita (Daniele Lucchetti)
9-La prima cosa bella (Paolo Virzì)
10--L'Immortale (Richard Berry)

L'enigma Cossiga

I temi dell'ex capo dello Stato lasciati in eredità
Per la maggior parte degli italiani era considerato il Picconatore, per le sue estenuanti proteste pubbliche che cominciarono poco dopo il crollo del muro di Berlino, mentre ancora ricopriva la carica di Presidente della Repubblica. Dopo un quadriennio in cui in silenzio e con discrezione svolgeva il suo mandato presidenziale con meticolosità e rispetto dei toni, scoppiò come un vulcano in eruzione a difesa del sistema partitocratico della prima Repubblica che si stava sgretolando con l'avvento di tangentopoli e l'avanzamento della Lega Nord che attaccava minacciando sia i suoi esponenti che i suoi elettori.
Da che si dica, l'ex Presidente emerito, era e rimane una figura ambigua ed emblematica per quanto riguarda l'intero panorama politico nazionale e istituzionale, cui non si è mai compreso fino in fondo il suo enorme potere che gestiva come un giocatore di scacchi su di una scacchiera a cui veniva lasciato campo libero per poter manovrare come meglio voleva le pedine. Ci sono diversi punti per i quali non è mai stata fatta chiarezza che lo riguardavano direttamente o lo sfioravano semplicemente, come per il caso Gladio, oppure come quando da Ministro dell'Interno durante il sequestro Moro, organizzò tramite il Viminale, una serie di comitati investgatvi in cui veniva estromesso il Generale Dalla Chiesa, a favore di alti ufficiali delle forze dell'ordine, i quali si scoprirà tre anni più tardi, cui molti dei loro nomi figuravano nella lista della P2 di Licio Gelli, sequestrata dai magistrati Turone e Colombo, durante l'indagine che stavano conducendo su Michele Sindona.
Descrisse il coraggioso giudice Rosario Livatino con l'appellativo di giudice ragazzino, mentre costui in solitudine indagava sui malaffari della "stidda" agrigentina, e che in solidudine, privo di una scorta a suo seguito, morì sotto i colpi della mafia che lo uccise nel 1990.
Negli ultimi anni spesso inveiva contro alcuni esponenti politici, elogiandoli poi successivamente, dimostrando di vivere in un contrasto ideologico in eterna confusione, oppure, da uomo scaltro qual era e privo di scrupoli, semplicemente adottava questo suo modo di fare per confondere gli ascoltatori meno abbienti e confonderli ulteriormente, sfruttando la propia immagine pubblica.
L'ultimo "regalo"' che ha rilasciato come testamento, è stata la dichiarazione fornita nel 2008 al Quotidiano nazionale, in cui dando consiglio al Ministro dell'interno Maroni sulle forme da adottare durante le manifestazioni, disse che per screditare i manifestanti, bisognava infiltrare al loro interno agenti provocatori che creassero disordini all'interno dei cortei e che venissero colpite persone anziane o più semplicemente che ci scappasse il morto, in modo tale che la polizia ,come reazione, reagisse violentemente contro tutta la folla.. In più aggiunse che quando era in carica al decastero del Viminale, questa fu una delle soluzioni che egli stesso adottò più di una volta, e forse questo spiega gli innumerevoli morti che nel corso degli anni settanta morirono sotto i colpi degli agenti di polizia nei cortei di protesta.
Francesco Cossiga, con quella dichiarazione ha praticamente spiegato ciò che è successo due giorni fa, quando il famoso uomo con la pala e a volto coperto, a volte si scagliava violentemente contro le forze dell'ordine, e altre volte li difendeva.
Tutto questo è ciò che l'ex Capo dello Stato ha lasciato in eredità, cui da parte mia va riconosciuta l'opinione che non fosse in alcun modo degno di rappresentare l'Italia sia con la massima carica, che come presidente del Senato e del Consiglio (tutte cariche che ha ricoperto nella sua lunga carriera politica), perché con la sua ultma "sparata" ha dato conferma di non aver mai amato i cittadini del paese che ha governato e rappresentato nel mondo.

Il Festival di Sanremo come specchio dei nostri costumi

Ho amato la televisione. Quella passata ovviamente. Non che un tempo fosse completamente magnifica, ma a differenza di oggi, venivano trasmessi maggiori programmi educativi e culturali che insegnavano qualcosa, oppure semplici varietà leggeri rivolti alle famiglie italiane: uno su tutti, il Festival di Sanremo. Per capire i mutamenti antropologici, sociali e culturali del nostro paese trovo indispensabile fare riferimento ad esso.
Personalmente sono cresciuto ed ho sempre accostato la manifestazione canora al conduttore che lo ha presentato più volte in assoluto, Pippo Baudo, il quale reincarna la nazionalpopolarità che via via si sta sgretolando dagli usi e costumi degli italiani. Non trovo il Pippo nazionale il meglio che si sia sulla piazza, ma ho sempre ritenuto lui come persona capace e attenta nel presentare e condurre quella determinata manifestazione, vista la sua esperienza musicale che lo rende capace di scegliere i partecipanti durante le selezioni. Dotato di una dizione impeccabile, democristiano intelligente vecchio stampo qual è, ha sempre saputo calcare la scena di un palco importante come quello del Teatro Ariston, permettendogli di far emergere diversi talenti musicali che col tempo sarebbero diventati famosi.
Partiamo da non molto lontano, dal 1992, quando Baudo cominciò a condurre assiduamente il Festival replicando successi dopo successi di ascolto fino all'edizione del 1996, per poi passare la mano l'anno seguente a Mike Bongiorno che portò a casa anch'egli buoni risultati.
Se facciamo un paragone tra il Festival di oggi, rispetto alle edizioni fino la seconda metà degli anni novanta noteremo alcuni mutamenti rilevanti. Se negli anni passati i cantanti delle nuove proposte erano timidi, impacciati e timorosi di esibirsi sul palco, quelli di oggi sanno già muoversi, e a volte ballano e gesticolano a spoposito, per dimostrare la loro sicurezza e far capire che su quel palco si sentono a loro totale agio.  Sempre a quelli del passato, la mano gli tremava tenendo in mano il microfono durante la loro esibizione, dove stavano attenti accuratamente a non cadere in stonature. In più erano statici sul palco ed erano vestiti in maniera semplice, normalissima, ma soprattutto, e questo è il dato più rilevante, erano intonati e quasi sempre dotati di una bella voce, pulita, lineare.
Quelli di oggi invece, per lo più fanno un'esibizione di loro stessi più che del pezzo in sé, stonano ripetutamente, anche se grazie ai tipi di microfono che usano, la cosa riesce bene a camuffarsi sotto l'eccessivo rimbombare del volume dell'orchestra che protegge quello vocale.
Anche tra i big ci sono differenze. Non molti anni fa partecipavano ed arrivavano tra le prime posizioni Enzo Jannacci, Ivan Graziani, Renato Zero, Roberto Murolo, Cristiano De Andrè, Carmen Consoli (per fare degli esempi), cantautori che nel bene e nel male sono tali, sanno suonare e cantare, e hanno fatto la gavetta che li ha condotti su quel palco così importante. Quelli di oggi invece, per la maggiore provengono dai reality show musicali quali XFactor e Amici di Maria De Filippi, il cui scopo principale non è quello di svolgere il mestiere di cantautore, ma di diventare famosi per fare invidia ai propri amici (il concetto della maggior parte dei giovani d'oggi riguardante l'amicizia è assai ambiguo), ai vicini di casa e ai vari ragazzini che si mettono a piangere commossi quando li vedono per strada passare. Ciò che voglio semplicemente dire è che col tempo il Festival è diventato sempre più spettacolo e meno rassegna musicale, in cui le canzoni sono accantonate per far posto ai superospiti nazionali ed internazionali e al gossip. Complice di questo, è stato prima Raimondo Vianello che nel 1998, come conduttore trasformò le dirette in una specie di Casa Vianello sulla prima rete Rai, poi e soprattutto Fabio Fazio che fu l'artefice condottiero che condusse il Festival nazionalpopolare in uno show internazionale impreziosito di ospiti che con la canzone e la musica non centravano proprio niente, fra tutti Michail Gorbajeuf e Neil Armstrong.
Con l'avvento di Fazio alla conduzione nel 1999 e nel 2000, il palco del teatro venne allungato notevolmente in modo tale da sembrare uno studio televisivo, e di conseguenza, vennero tolte diverse file cui sostavano le poltrone degli spettatori. Dopo alcuni anni di fermo, Pippo Baudo tornò a condurre il Festival per ben quattro volte, ma ritrovandosi in eredità un mutamento globale dello stesso, accaduto in pochissimi anni, si è dovuto adattare e al massimo è riuscito, anche se minimamente, a riportare le canzoni sul piano principale della manifestazione. Il Festival di Sanremo di conseguenza, ha sempre mostrato i costumi attuali del nostro paese di anno in anno durante le sue kermesse, e se non molto tempo fa racchiudeva attorno a se cantati che nel bene e nel male erano capaci, e volenterosi di fare il mestiere di cantautore, oggi rappresenta il malcostume condensato al malessere generale rappresentato dalla maggior parte dei giovani, che come abbiamo detto spesso sono principalmente dediti al denaro, alla voglia di apparire e all'invidia reciproca che in questo modo avvelena la musica, le canzoni, e che per una personale spregiudicatezza data da un capriccio personale mette da parte i meritevoli e ruba un mestiere molto importante e secondo me delicato: quello del cantautore.

Ps. Per comprendere appieno i mutamenti che hanno caratterizzato il Festival,quattro esibizioni: 1994, 1998 e due del 2010, cliccate sui link, mettetele a confronto e giudicate voi.
http://www.youtube.com/watch?v=AIajC68OShY
http://www.youtube.com/watch?v=ZV7OzpNqvV0
http://www.youtube.com/watch?v=Gm8ANJkCQxo
http://www.youtube.com/watch?v=s_Ufyx4sZWY

L'odore della paura

                          Ignazio La Russa Ignazio La Russa attends the Italian Party PDL "Festa Della Liberta" held at Lido Di Milano on October 03, 2008 in Milan, Italy.
La sera scorsa, il canale televisivo La7 proponeva la messa in onda della trasmissione condotta da Ilaria D'Amico Exit, nella cui puntata si dibatteva sulla fiducia appena incassata dal governo Berlusconi e della manifestazione di Roma in cui alcuni gruppi di infiltrati tra i manifestanti, provocarono scontri fra loro e le forze dell'ordine. Tra i numerosi ospiti in studio figuravano Enrico Mentana, Adolfo Urso e Rocco Buttiglione che dibattevano sugli argomenti e sui filmati che la trasmissione a diversi intervalli trasmetteva. Un episodio che mi ha colpito in particolare, riguarda la reazione tenuta dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, fuori Palazzo Montecitorio, poco dopo che il Governo cui fa parte aveva appena incassato la fiducia, nei confronti di un giornalista del programma, il quale con cameramen al seguito, lo incalzò con la semplice domanda rigurdante il famoso "mercato delle vacche", riferendosi a quei deputati "sospettati" di essere stati comprati per votare a loro favore. Il Ministro stesso, probabilmente sentendosi toccato e provocato, non mostrò alcun contegno e inferocito rispose semi istericamente al giornalista de La7 urlandogli più volte: "Fai schifo!", e "Hai perso". Non commento la reazione, ma mi chiedo come possa un membro dell'esecutivo comportarsi  in quella maniera incivile e spropositata, dando l'immagine di un folletto imbufalito e indispettito piuttosto che di un Ministro della Repubblica. Non credo che personaggi del genere debbano rappresentarci, anche se a dire il vero l'onorevole La Russa non è il solo a comportarsi in un certo modo, ma è sicuramente uno dei più incisivi e che calca la scena. Da ricordare che recentemente, durante la messa in onda di "Linea notte" su Raitre, condotta da Bianca Berlinguer, poco dopo essergli stata posta una domanda riguardante la Ministra Mara Carfagna, che all'epoca intendeva dimettersi sia come Ministro che come deputata, egli infastidito abbandonò la trasmissione. Nel 2008, durante la diretta della trasmissione condotta da Maria Latella su Sky, mosse appellativi poco gradevoli nei confronti della direttrice de "l'Unità" Concita De Gregorio, ospite in studio, colpevole di avergli mosso l'accusa di aver fatto ricorso ai militari morti durante una manifestazione pubblica. In anni addietro invece, durante la trasmissione Iceberg su Telelombardia, condotta dal bravo giornalista, purtroppo oggi defunto, Daniele Vimercati, si alzò di scatto e accorse contro un membro del pubblico in studio sferrandogli uno schiaffo solo per essere stato contestato. Nonostante sia un membro di rilievo dell'attuale "regime" che incute timore, anche l'onorevole La Russa ha paura, e si vede. Ha paura perché da par suo, sa che se Berlusconi cadesse, sarebbe difficile che torni a presidiare Palazzo Chigi per l'ennesima volta vista l'età anagrafuca avanzata del Premier stesso (anche se non si sa mai), e quindi per lui le possibilità di sedere un'altra volta su di una poltrona di potere come quella di un decastero importante, quale rappresenta, sarebbe alquanto difficile. Egli è l'esempio lampante di chi conserva il posto grazie a Berlusconi, lui come i Frattini, i Brunetta e i Bondi vari.
Un altro fatto che fa capire che viviamo in un regime a tutti gli effetti, lo si attinge proprio nel vedere il suo atteggiamento spavaldo e sfacciato a telecamere accese, dove anche il minimo pudore rguardo personali reazioni viene accantonato, per esibire il potere che con esuberanza diffonde alla comunità non solo telespettatrice. Alcuni uomini di opposizione, sia parlamentare che popolare, lo considerano un clown, alcune volte eccessivo nei modi, ma alle volte anche simpatico, ma non ne sono poi così tanto convinto.
Il Ministro La Russa è lontano anni luce dalla simpatia, è l'antitesi dell'ironia, e la sua non è altro che euforia ed esibizionismo spirituale che, tramite il potere, gli consente di dire e fare cose senza freni a seconda del proprio stato d'animo. Cari lettori, ma vi immaginate un De Gasperi, un Nenni, un Almirante, un Togliatti che da dello schifoso a un giornalista che gli pone una domanda? O più recentemente uno Spadolini, un Ciampi o uno Scalfaro? E' proprio vero quel che si dice alle volte, che il potere, se non lo si sa gestire, da alla testa, con il rischio di usarlo in modo improprio e abusandone di volta in volta, anche quando non servirebbe.
Il potere dovrebbe essere un attestato consegnato nelle mani responsabili e meritevoli di una persona attenta, premurosa, che ha avuto meriti umani e professionale in vari campi, e non un regalo concesso in cambio della fedeltà personale e privata dimostrata al Sultano di turno, perché è da queste piccole cose che poi nasce e si allarga un regime. E infatti, ci viviamo dentro.


mercoledì 15 dicembre 2010

Un'arida stagione bianca


"Quando fra vent'anni, il periodo che va dalla fine della prima Repubblica sino ai giorni nostri, sarà oggetto di studio e discussione nei libri di storia, verrà ricordato come una delle più brutte stagioni che l'Italia abbia mai attraversato".
Sarà scritto che il corruttore era il principe, il corrotto un semplice "bonario", il denaro la meta principale per l'affermazione di se stessi, la concorrenza umana una lotta continua da mettere in pasto alla gente per distrarla dai problemi reali e concreti. La mafia sarà raccontata non solo come un fenomeno criminale, ma culturale, uno status symbol il cui modo di vivere era stato adottato dalla maggior parte dei giovani stessi, che tendevano ad isolare chi non vestiva in un certo modo, chi non comprava, spendeva e spandeva carta e moneta per farsi vedere partecipe del mercato globale, in cui l'essere umano non era più uomo ma si era trasformato in merce di scambio.
Verrà ricordato come un periodo buio, brutto, sporco e cattivo, in cui il gruppo infamava in coro il dissidente, ovvero il libero cittadino, uccidendolo nello spirito e gettandolo nell'amucchiata dei cadaveri.
Leggeremo di un paese spaccato, ingordo, bulimico, tappezzato e invaso dal cemento, che con la sua lava tappava metaforicamente la bocca a tanta gente, della sparizione della civiltà e della buona educazione. Scriveranno che chi era onesto era un fuorilegge ricercato, in cui la scritta Wanted appariva sui manifesti pubblici, posta per inneggiare la caccia e la cattura di un soggetto pericoloso per la destabilizzazione morale, politica e culturale della popolazione
Si ricorderà che di Enzo Biagi era stato detto che fosse un criminale e di Indro Montanelli un vecchio rincoglionito, entrambi invidiosi del successo che il Cavaliere aveva avuto, e che loro non avevano saputo eguagliare.
Ma verrà scritto anche, che c'era gente che resisteva e reagiva anche se minimamente, nella propria solitudine, contro quel sistema, perché ne era indignato e non lo accettava per sé e per tutti quelli che come lui non aveva fatto del malaffare il proprio programma di vita, che degli inciuci era un acerrimo nemico, che la giustizia, la legalità e il rispetto per le leggi scritte e morali non erano un optional e nemmeno una cosa di destra o di sinitra, ma un concetto etico che sta alla radice della civiltà dell'uomo per una società sana e pulita.
Questo ed altro ancora sarà detto e scritto di questo periodo, cui anche noi dovremmo cercare di non dimenticare mai, per timore di non tornare più nel regime nel quale ci troviamo a dover scontare giorno per giorno i danni enormi nei quali ci ha condotto, fino a quando scoppierà attraverso l'apocalisse che ne determinerà la sua ingloriosa fine.