mercoledì 12 gennaio 2011

Gli "Osami" del mondo


In un mondo perfetto gli eserciti devono esistere, perché l’uomo ha istinto animale e beffardo.
In un mondo ragionevolmente imperfetto, gli eserciti servono per difendere il territorio e gli equilibri interni da eventuali istinti animali e beffardi, che sarebbero incontrollabili in condizioni imbelli.
Da millenni, in nome di religioni, etnie o presunte ragioni economiche contingenti, l’Homo Sapiens, ossimoro vivente, dichiara guerra a chi non gli sta bene.
Ai tempi nostri, l’Homo Democraticus ha stabilito che gli eserciti servono per andare a disturbare le popolazioni di Paesi che non la pensano, democraticamente, come lui.
Ma l’Homo Democraticus ha fatto qualcosa in più, immemore dell’effetto che le crociate in Terra Santa hanno prodotto una volta risoltasi la loro causa: ha deciso di inventarsi il pretesto (si ricordi l'invenzione di G.W. Bush sulla presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq) per muovere guerra.
A quegli odiati Paesi che la democrazia non la vogliono perché non sono in condizioni di poterla esercitare per etnia, religione, tradizioni.
Le stesse ragioni che muovono guerra dall’esterno e a prescindere, in nome della loro libertà.
L’Homo Democraticus è libero e si arroga il diritto di imporre la libertà anche agli altri. E basta.
Purtroppo non si può imporre una volontà di forza senza fornire gli strumenti per poterla acquisire anche e soprattutto in tempo di pace: è giocoforza che questa venga a priori rifiutata. Anzi, combattuta.
In Paesi radicalmente diversi dall’Occidente, la lapidazione esiste da millenni e non potrà mai venire sostituita da una più molto più democratica sedia elettrica o da una iniezione letale.
Le armi, munizioni, mezzi, divise che si producono devono quindi, in qualche modo, essere vendute (o peggio, ri-vendute) al cliente di turno perchè il mercato della guerra è sempre assetato ed è, come sempre, il leader dell’economia, oggi definita “globale”.
Il ravvedimento di Hinkel o del mercante di armi di Sordiana memoria rimangono, purtroppo, soltanto nella pellicola (e nella storia) del cinema mondiale.
E allora la macchina del business guerrafondaio continua a mietere le sue vittime.
Sono infatti già 9 i soldati stranieri morti in Afghanistan dal 1 gennaio 2011 con pace (eterna) di chi, in queste guerre di volontari ci crepa allo scopo di guadagnarsi da vivere per sé e per le proprie famiglie.
Ogni nazione piange gli eroi caduti per una o al massimo due settimane, il necessario per indignarsi a sufficienza e per riempire pagine di quotidiani, riviste e trasmissioni televisive.
E inneggia alla liberazione delle Sakineh di turno, dimenticando tutti gli innocenti civili che morti lo sono già, loro malgrado.
L’Homo Democraticus è soggiogato dal potere economico e ne è minacciato sia psicologicamente che fisicamente.
E’ uno schiavo del sistema da lui prodotto e, come tale, deve sottostare alle regole del gioco.
Quando non esiste un Bin Laden se ne deve inventare uno.
Perché in Paesi in cui l’anagrafe è un’opinione ed il censimento viene un tanto al chilo, di Osami se ne possono creare infiniti, oppure nessuno.
E’ sufficiente prendere un tizio con la faccia spiritata, gli occhi luciferini, la barba lunghissima, il turbante bianco, la tunica e il fucile mitragliatore ed ecco che, magicamente, viene creato il nemico ideale.
L’arabo ferocissimo da combattere ed eliminare “in wanted conditions”, con tanto di taglia capestro che esalta il giustizialista moderno metropolitano (e fa tanto, pateticamente, John Wayne che il soldato lo ha fatto soltanto al cinema).
C’è anche il plusvalore: l’arabo in quanto extracomunitario (o extrafederale, a scelta) diventa ancora più perseguibile e feroce, nell’immaginario collettivo alimentato da una stampa impazzita e sabbatica che deve tenere, perché costretta, i ritmi del potere.
Oggi più di ieri il Potere inventa perché è strettamente colluso con l’economia, in un patto mortale inscindibile.
Potere come sinonimo non più di sete di conquista, di fama, di gloria, di orgoglio, di dominazione che ancora fu caro agli ultimi dittatori europei del secolo scorso, ma soltanto come sinonimo di economia, di profitto, di vendita, di sfruttamento.
Il talebano cattivo è il nemico di turno ideale.
L’Iraq vittorioso assomiglia sempre di più al Vietnam di quaranta anni fa e l’Afghanistan è allo stremo dopo oltre 30 anni di invasioni che hanno visto le due superpotenze su fronti opposti secondo la (il)logica seguente: chi finanziava le munizioni ieri, oggi è quello che le spara.
I missili teleguidati dell’Homo Democraticus uccidono a distanza donne e bambini e distruggono villaggi perché, per costruirne dei nuovi, bisogna prima esaurire le scorte in eccesso.
La tecnologia ha reso l’Homo Democraticus codardo e meschino combattendo di nascosto per non rischiare la pelle, quasi a volersi vergognare delle menzogne che racconta per perpetrare il massacro.

ALESSANDRO BAVELLONI

mercoledì 5 gennaio 2011

Pippo Fava: Ricordo indelebile

Ventisette anni fa, lo scrittore e più importante giornalista contro la mafia, Giuseppe Fava, detto Pippo, veniva ucciso a colpi d'arma da fuoco dalle mani di Cosa nostra nella città di Catania, dove svolgeva il ruolo di direttore del periodico I Siciliani, ove, con la sua penna audace, non risparmiava critiche, descrivendo fatti, formandodo ipotesi e prove sull'espandersi del potere mafioso nella città, che ai tempi veniva definita quasi un'oasi di pace, in cui l'impronta della mafia stessa (alcuni sostenevano) era completamente assente.
"LaVoce Quotidiana" non dimentica il suo esempio etico di giornalismo, il suo impegno e coraggio morale, il suo bel volto espressivo siciliano di uomo onesto, che non è mai sceso a compromessi, anzi, li ha sempre aspramente rigettati al mittente. Un signore che ha lasciato sui propri passi un'impronta significativa raccolta da non poche persone.
Un giornalista nel vero senso del termine, che svolgeva il proprio mestiere con passione e dedizione assoluta, essendo egli stesso l'esempio chiaro e spontaneo di uomo professionale, il cui lavoro lo ha sempre dedicato al servizio del lettore. Un uomo che sapeva i rischi che correva nello scrivere dettagliatamente di mafia nei suoi articoli e durante gli interventi pubblici. Un uomo che nonostante la paura, ha perseverato ostinatamente verso la direzione che più gli sembrava giusta e corretta da percorrere. Un uomo onesto, responsabile, a cui è stata tappata la bocca per sempre. Che ha lasciato e lascia tutt'ora un vuoto indelebile a noi giovani che forse, se oggi fosse ancora qui insieme a noi, potremo avere come punto di riferimento. Un uomo colto che aveva capito tutto in anticipo sulla mafia. Un uomo scaltro ed arguto. Un vero intellettuale, oltre che giornalista. Giuseppe Fava che lascia un bell'esempio a noi tutti, patrimonio di comportamento civile e onesto che ha lasciato un ricordo indelebile nel tempo.

Il mito del lavoro

Otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Uno stipendio mensile pari alla media di 1.000 euro se tutto va bene. Un affitto da pagare non meno di 700 euro se si vive nelle grandi città, in periferia naturalmente. Dei restanti 300, una parte consistente verrà impiegata per la spesa per poter campare, e per eventuali imprevisti quali visite mediche. Un ambiente lavorativo da semplice impiegato, simile a una giungla, o ancor peggio, ad un lager, dove si devono fare i conti con l'invidia e la competizione dei colleghi più stupidi. Dove potrai assistere alla visione di persone che andranno avanti e che ti scavalcheranno grazie a raccomandazioni e non per meriti etico-professionali, in cui non potrai fare nulla perché non hai prove per accusare, e quindi incasserai il colpo, starai zitto e a testa bassa, chino su te stesso e quasi gobbo, sarai costretto col ricatto ad amplificare l'omertà, essenso tu stesso il classico schiavo di turno.
Tutto questo, rappresenta il lavoro standard, che è l'esempio lampante dello sfruttamento ai danni del cittadino in cui il mesiere è estinto e dove il mito del lavoro imperversa su tutto. Sulla tua vita a cui non dedichi più tempo. Sulle tue passioni. Sulle tue amicizie. Sui tuoi amori e sulle tue esigenze personali.
Sei costretto a lavorare per vivere, quindi ti trovi in una sorta di incubo di sopravvivenza non tanto differente da un lager nazista. Una buona fetta dei politici siedono sui banchi del parlamento per corrompere, ricattare e inciuciare, e danneggiando l'elettore cittadino, facendo in modo di farsi strapagare da egli stesso, quando invece meriterebbero di finire sotto i lavori forzati, quanto ai banchieri più spregiudicati quindi usurai, quanto ai responsabili di amministrazioni ed enti pubblici giunti a quelle posizioni grazie ad amicizie influenti.
Se l'intera popolazione italiana disertasse per tre mesi di seguito l'ambiente di lavoro, come segno di protesta, la classe dirigente, che vive grazie ad essa, si chinerebbe a chiedere scusa e renderebbe migliore il costo della vita e l'ambiente lavorativo in generale.
Perché coi tempi che corrono, se un affitto costa non meno di 700 euro, lo stipendio dovrebbe essere minimo di 3.500, e le ore lavorative giornaliere non più di cinnque, per, al massimo quattro giorni. Un modo questo, per combattere davvero la disoccupazione, e per lasciare tempo da vivere e dar fitao al cittadino comune. Il lavoro nobilita l'uomo? Beh, allora si constribuisca a renderlo umano il più possibile. Questa è una ipoteica soluzione.

La sinistra odierna

Con questo tipo di sistema, in cui è inclusa la legge elettorale odierna, le eventuali elezioni politiche potrebbero decretare la vittoria ipotetica del nuovo centro sinistra composto da Pd, Sinistra e libertà, e Italia dei valori. Questo fatto potrebbe portare gravi conseguenze, e anche peggiori rispetto all'esecutivo rappresentato da Berlusconi, sul piano etico e morale non solo istituzionale, ma anche e soprattutto sociale.
Perché le classi dirigenti di questi partiti, sono composte dalle solite facce che si affacciano sulla scena politica da oltre vent'anni. Una classe dirigente che ha fallito ripetutamente, che ha causato danni enormi alla magistratura durante i cinque anni di governo Ulivo quando, tra diversi provvedimenti legislativi oltraggiosi per quanto riguarda il tema della lotta alla criminalità organizzata, diminuirono le scorte ai magistrati, depenalizzarono il carcere duro per i mafiosi, chiusero le super carceri di Pianosa e L'Asinara. Un ipotetico nuovo governo presieduto dai Bersani, dai D'Alema, dai Weltroni, Pollastini, Bindi e Vendola di turno, arrecherebbe altrettanti danni all'intera popolazione. Se un personaggio, quale Anna Finocchiaro, dovesse sedere la poltrona di un incarico di rilievo istituzionale e governativo, sarebbe la ciliegina sulla torta. Perchè la Finocchiaro non è persona adatta non solo per rappresentare un' alta carica istituzionale, ma nemmeno parlamentare, regionale, comunale e provinciale. E' una donna (si fa per dire) nervosa, ambigua e incattivita, che col suo femminismo post sessantottino, con la scusa di difendere l'universo femminile, rovina a maggior ragione la figura delle donne stesse, quelle libere ( nel senso che del femminismo e del maschilismo non gliene frega niente,perché badano al merito e alla persona singola). Una persona maschilista e/o femminista nutre un sentimento di odio verso il sesso opposto. E' classista, agisce per partito preso,e in questo caso sarebbe molto ma molto peggio di Berlusconi in sé.
Perché nonostante tutto, Berlusconi insulta e offende in presa diretta, mettendoci la faccia, la Finocchiaro agisce defilandosi, stando nascosta, mentre in pubblico racconta sempre la solita storiella delle pari opportunità, dell'ingiustizia che incombe e via discorrendo. Una ragazza come Chiara Moroni, non solo sarebbe meno innocua della Finocchiaro, ma in materia di etica saprebbe fare qualcosa di concreto. Angela Napoli lo stesso. Un governo guidato dalla sinistra odierna farebbe paura perché quegli elementi rappresentano lo snobbismo sinistroide radical chic, non essendo per nulla il proseguimento di Nenni, Pertini o Lombardi, ma solo un groviglio di ricchi figli di papà che negli anni '70 giocavano a fare i comunistelli della situazione, rovinando l'immagine di quelli veri e quantomeno spontanei come Pietro Ingrao, Palmiro Togliatti, e Giuseppe Di Vittorio, che nella loro vita avevano conosciuto la fame e la dittatura,  non i salotti borghesi della Roma e Milano bene, di Porta a Porta, Ballarò e Matrix. Una sinistra, quella odierna, che ai tempi, contribuì a isolare il giudice Giovanni Falcone solo perché non gradiva le sue scelte personali, per poi celebrarlo post mortem. Una sinistra che più global di così non si può, perché codesta, essendo progressista e modernista, va a manifestare sì contro il G8, ma nella sostanza è artefice e difensitrice a spada tratta dell'intero sistema globale. Una sinistra odierna, che se avesse un leader con le stesse disponibilità economiche che possiede il Presidente del Consiglio, farebbe peggio e molti più danni.
Proprio per questo, la società civile, quella che non si riconosce in alcun partito, (e ce ne sono molti)dovrebbe raggrupparsi e formare una serie di liste civiche e proporsi alle elezioni, in modo tale da spazzare via una intera classe dirigente falsa, ingiusta e fallita.

martedì 4 gennaio 2011

Nella televisione italiana

Sono convinto, ovviamente nel mio piccolo, che la mia generezione, quella nata nel 1980/81, possa affermare che, se cresciuta con l'ausilio della televisione, possa sostenere quanto quest'ultima fosse (all'epoca) uno strumento educativo e interessante, e che abbia contribuito, anche se in parte, a sviluppare un linguaggio decoroso.
La tv dell'epoca, tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, trasmetteva non solo bei programmi, ma anche un numero elevato di film, notevolmente belli. E non parlo solamente della televisione di Stato, la Rai, ma anche dell'allora Fininvest, oggi Mediaset. Il neetwork berlusconiano per tre diverse stagioni, trasmise la serie televisiva I ragazzi della terza C, un telefilm che ha divertito intere generazioni, divenendo a suo volta un cult. Ha trasmesso inoltre Happy Days, Don Tonino col duo Gigi e Andrea che all'epoca erano divertenti e che appassionavano il telespettatore con le loro celebri gag. Per non parlare di Chiara e gli altri con Alessandro Haber e Ottavia Piccolo, che era tutt'altro che volgare, rappresentando la classica famiglia media italiana, coi rispettivi problemi da affrontare nella società. Trovo che fossero diseducativi programmi quali Drive in, o la serie tv interpretata da Cristina D'Avena Kiss me Licia, pacchiana e abominevole trasportazione del celebre e orrendo cartone animato che all'epoca calcava il palinsesto televisivo. I pomeriggi in più, erano dedicati alla messa in onda di cartoni animati decenti, e non come adesso dei deliri degli ospiti delle trasmissioni di Maria De Filippi su Canale 5 e di Monica Setta su Rai2, trasmissioni dedite a rincoglionire gli spettatori e a confondere i più piccoli che, si sa, a quell'orario sono davanti al video che assorbono gli scleri e le cazzate dei conduttori e degli stessi ospiti in studio. La Rai trasmetteva trasmissioni di approfondimento giornalistico a cura di giornalisti quali Gianni Minà, Sergio Zavoli ed Enzo Biagi, e a sua volta la Fininvest faceva la stessa cosa con Giorgio Bocca e Guglielmo Zucconi. La sera, alle 20,30 venivano trasmessi bellissimi film, e persino alle 22,30 o alle 23,00. Non eravamo contaminati dal virus del batti e ribatti dei politici in trasmissioni come Ballarò e Matrix, dove i conduttori non sono altro che inermi leccapiedi al cospetto del potente politico di turno. Il venerdì sera, su Rai1, venivano trasmessi film/cartoni animati della Dysney nella rassegna Cinema insieme, altre volte, una volta alla settimana ,si rendeva omaggio a un grande regista italiano in cui veniva trasmesso uno dei suoi film per un certo periodo di tempo. Sulla Fininvest, Maurizio Seymandy conduceva una rubrica cinematografica dal titolo Cinema é. Su Telemontecarlo, Red Ronny, che non è certo un genio, ma quantomeno capisce qualcosa in materia musicale, conduceva quotidianamente il programma Help, in cui offriva la possibilità a gruppi e cantautori emergenti, di eseibirsi in televisione per farsi notare dal pubblico e dalle case discografiche. La Rai produceva e trasmetteva sceneggiati quali Pinocchio di Luigi Comencini, e sempre dello stesso regista, Cuore, tratto dall'omonimo libro dello scrittore torinese Edmondo De Amicis. Nel 1989 venne trasmesso il film tv I promessi sposi di Salvatore Nocita, con un grande Alberto Sordi, stabilendo un momento alto come grado di cultura che riguardava la televisione di Stato.
Oggi invece ci troviamo di fronte a messe in onda di trasmissioni pomeridiane in cui si parla di incesto, tradimenti, chirurgia plastica, depressione, cambio di sesso, senza pensare che a quell'ora, millioni di bambini ingenui, seguono la televisione che confonde e deturpa il loro cammino. Se un tempo al pomeriggio trasmettevano L'albero azzurro e Bim bum bam, oggi ci sono Pomeriggio sul due e Pomeriggio cinque, simboli di giornalismo (si fa per dire) di stampo suicida assassino nei confronti delle fasce meno acculturate. Se un tempo noi ragazzini ridevamo alle battute dei film dei grandi e indimenticabili Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, e di Bud Spencer e Terence Hill, oggi si deve fare i conti coi cinepanettoni cazzari, volgari dediti a un pubblico ignorante e analfabeta che ci costringe a subirne la messa in onda, che già di per sé è un affronto alla dignità dell'uomo. Erano di gran lunga molto meglio i film di Renzo Montagnani, Lino Banfi e Alvaro Vitali, che quantomeno avevano una storia in sé e offrivano battute che facevano ridere.
Oggi invece, ci ritroviamo problemi da neurodeliri al pomeriggio, giustificazioni per aver contribuito a rovinare il nostro Paese da politici quali Fassino e Bondi la sera, Bruno Vespa che si diverte e si eccita in studio per non fare nulla, Giovanni Floris che con il suo sorrisino buonista lo mette nel posto a tutti quanti, Alessio Vinci che si commenta da solo e il peggio, del peggio sempre peggio...
Si stava meglio quando si stava peggio non è poi così una frase fatta tanto per dire...

La Nera Signora

La morte

E diventato assai difficile e raro sentire pronunciare la parola "morte" riguardo una persona che ha perso la vita. Sia in televisione, che sulla carta stampata, che fra comuni cittadini. La parola in sè, (usata fino a pochi anni fa), è stata soppressa a favore di scomparsa, è venuto a mancare, se n'é andato. La "morte" non deve e non può essere pronunciata, anche se a conti fatti, è la parola più appropriata e adeguata nei riguardi di un individuo che non è più presente nel mondo terreno.
Probabilmente questo fatto è dovuto alla paura d'invecchiare che imperversa nell'odierna società moderna che da in pasto all'opinione pubblica il mito del giovanilismo, della paura della vecchiaia, quindi, di conseguenza, della morte stessa. Un esempio lampante lo si ha parlando a proposito di Fabrizio De Andrè, che di morte ha scritto e cantato soprattutto durante i primi anni di carriera, che poi sono i migliori di tutta la sua discografia. Nonostante gli si dedichino serate, concerti e incontri per studiarne la personalità, è difficile sentir parlare o eseguire brani di De Andrè in cui la Nera Signora è parte fondamentale. Canzoni quali Leggenda di Natale, Cantico dei drogati, Inverno, La ballata dell'eroe, vengono quasi sempre ignorati a favore di Volta la carta, Se ti tagliassero a pezzetti, Coda di lupo, che rappresentano il lato meno creativo del cantautore che fortunatamente, negli ultimi anni di vita ricominciò a riacquistare.
La morte no signore, non può essere pronunciata. E' un eresia. Non esiste per alcuni. E invece no, esiste eccome, ed è la cruda realtà che fa parte di un ciclo, quello della vita. E' parte di un fiore che attraverso il seme cresce, germoglia, appassisce e poi muore per il tempo dell'età che avanza. La morte, come la nascita, è parte di un contesto, di una stagione fatta di piccole stagioni, che può terminare dopo aver chiuso e concluso un cerchio, oppure si ferma prematuramente per il destino cinico e reale che ci attende da un momento con l'altro. La morte è la fine triste della partita come cantava saggiamente Francesco Guccini in uno dei suoi testi più intensi "Lettera". E chi non accetta questo verdetto, compreso il termine stesso (ossia morte), non rispetta se stesso, perché facendo parte della vita, la morte è dentro di noi, che prima o poi ci coglie di sorpresa e ci porta via, chissà dove, chissà quando e chissà ancora...
La nascita e la morte sono la stessa faccia della medaglia, fra cui in mezzo c'è il vissuto, le stagioni nella stagione, il contenuto di un racconto, ossia la vita. Una sorta di equazione.
Con la sostituzione di morte a favore di scomparsa, si è compiuta un'operazione analoga che riguarda il termine vecchiaia, sostituito con terza età. Invece la vecchiaia, come la morte, esiste, e prima o poi arriverà a noi come stagione di autunno/inverno, che ci condurrà in un eterno letargo.
Se non si accettano queste piccoli fasi della vita, non avremo mai e poi mai rispetto di noi stessi, della nostra vita e di quella altrui, e non potremo mai comprendere appieno quali siano davvero i piaceri veri della vita....
...Oltre la moda c'è di più...

Ritratti: Roberto Benigni

Roberto Benigni da un po' di anni a questa parte vive di rendita. E' da La vita è bella che non tira fuori un film quantomeno scorribile agli occhi del telespettatore. Il suo Pinocchio del 2002, non è solo un film brutto e noioso, ma nonostante l'assidua pubblicità che gli è stata fatta, avrebbe dovuto eguagliare (come bellezza) almeno quello di Luigi Comencini del 1972. Con La tigre e la neve, 2005, si è avuta conferma della perdita d'ispirazioneche che da diverso tempo lo affligge, in quanto la pellicola in sé non ha nulla da invidiare a un discreto film del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Proprio per questo, conscio dei propri limiti, Benigni ha deciso di spiegare la Divina Commedia nei teatri, e apparire qua e là in programmi televisivi di successo quali il Festival di Sanremo e Vieni via con me, dove recita il solito, scontato (anche se studiato bene) monologo in cui prende in giro in parte il Cavaliere. Qualche anno fa, partcecipò addirittura alla festa nazionale dell'Udeur di Mastella, dove quest'ultimo propose di nominarlo addirittura Senatore a vita. I giornalisti e scrittori Andrea Scanzi e Massimo Fini, in due articoli diversi su Roberto Benigni, hanno sostenuto che come comico non morda più, infatti è proprio per questo che è adulato dalla politica in modo by partisan. Se la sua, fosse una voce fuori dal coro, che raccontasse verità scottanti (e non scontate), la televisione se la sognerebbe. Invece riceve proposte su proposte e millioni di euro per le sue rare apparizioni, in diretta ovviamente, perchè i suoi monologhi non hanno bisogno di tagli e censure, in quanto non toccano nessun potente di turno nello specifico, in quanto li sfiora solamente, stramppando addirittura una timida risata pure a loro.
E' uno come Daniele Luttazzi che nei suoi monologhi è tagliente, mai morbido e che non risparmia nessuno, infatti la televisione (soprattutto quella di Stato) se la scorda da anni. E per aver parlato di mafia durante la trasmissione Satyrycon, che nel 2001 andava in onda su Rai2 e che egli stesso conduceva, ricevette minacce, pedinamenti, e gli fu perfino messo il telefono sotto controllo.
Roberto Benigni è politicizzato e anche troppo. Facendo da spalla al Pd, in un modo o nell'altro gode di una copertura politica che non gli impedisce certo popolarità e spazio televisivo (i partiti politici controllano la tv di Stato e hanno le mani in pasta ovunque). Causa ulteriore della sua caduta artistica e personale, è il fatto di ostinarsi a far recitare nei suoi film la moglie Nicoletta Braschi, donna priva di grazia e istinto recitativo, in quanto persona fredda, glaciale, che non lascia alcuna emozione.
Era molto meglio il Benigni de Il piccolo diavolo, de Il mostro, di Johnny Stecchino, quando faceva ridere ed era certo più tagliente rispetto ad oggi, che, con la prerogativa di voler a tutti i costi fare l'impegnato e l'intellettuale, si è ritrovato orfano della sua anima spontanea e genuina di toscano quel è.
Si dice di lui che sia diventato una persona triste e piena di manie, cosa probabilmente dovuta al fatto  di aver abbandonato la sua vera e umile personalità, per abbracciare il successo globale e calcare palcoscenici internazionali, divenendo complice dei giochi di potere della politica.
Purtroppo ogni scelta ha un prezzo, specialmente quelle più delicate, perciò se da una parte egli ha deciso di abbandonare se stesso per diventare una star, lo strasuccesso gli ha succhiato l'anima e la verve entusiasmante che, si nota benissimo, non è più quella di un tempo.
Ma non è mai troppo tardi, è possibile anche un ritorno ai propri passi. Chissà...Mai dire mai.

lunedì 3 gennaio 2011

Senza Stato e senza patria

Il fatto che il Brasile si rifiuti di estradare in Italia un criminale come Cesare Battisti, vuol dire che noi, come Nazione, contiamo poco o nulla, più nulla che poco. Significa anche, che il Paese in sé, ha voluto dare una ripicca al governo guidato dal Premier Silvio Berlusconi. Perché lui, come Capo di Governo, avrà anche il suo enorme peso in Italia, ma al di fuori è una barzelletta, all'estero ridono di lui e di conseguenza anche di noi. I Capi di Stato e di Governo stranieri non sopportano Silvio Berlusconi. Non sopportano i suoi modi di fare, il suo modo di stare sempre e comunque al centro della situazione, e le stupide battute che mai si risparmia di fare, soprattutto durante i vertici internazionali. Questo potrebbe essere uno dei motivi per i quali il Presidente Lula non ha concesso l'estradizione di Cesare Battisti, ed è molto grave. Non tanto per il caso Battisti in sé, ma per la conferma triste che noi, come Paese, cultura e cittadinanza, siamo considerati dei dementi. Ed è una grave pecca che questa considerazione la si debba subire da un popolo, quello brasiliano, dedito per la maggiore al carnevale, alla volgarità, e al qualunquismo, simili più a dei guappi di quartiere che a dei cittadini. Il fatto che ci considerino come un popolo di marionette, significa che siamo scesi davvero in basso, e che siamo diventati peggio di loro in tutto e per tutto, sia nei costumi, che nella socità civile,che nella giustizia. Una specie di cugini lontani e antagonisti. L'italiano odierno infatti, agli occhi esterni viene visto come l'ignorante della situazione, l'analfabeta per eccellenza, nonché giullare alla Gigi D'Alessio. Dove a una "persona" quale Alfonso Signorini gli si da l'opportunità di decretare chi sia intelligente e chi no, facendolo apparire come un intellettuale, se veniamo presi per i fondelli e per questo puniti, non possiamo fare altro che
accettare la cosa così com'è. Demerito per questo non ce l'ha tanto Berlusconi in sé, ma i piccoli Berlusconi che col tempo lo hanno fatto crescere, coloro i quali, ai tempi in cui tre Pretori, applicando la legge, oscurarono i tre network della Fininvest, in nome della libertà di antenna scesero in pizza a manifestare perché non accettavano che gli venissero tolti programmi quali Dallas o i Puffy.
Per la parte italiana pulita che nonostante tutto c'è ed è presente, tocca subire le conseguenze degli errori altrui, ritrovandosi a convivere in un luogo che non gli appartiene, se non sulla carta, e sentirsi come privato della propria appartenenza: Senza Stato e senza patria.

Ritorno alle origini

Recentemente, Papa Benedetto XVI, attraverso una sua dichiarazione, ha auspicato un lento ritorno alla cultura e civiltà contadina, in quanto il capitalismo, secondo egli stesso, avrebbe provocato sin troppe ingiustizie nel mondo, disgregazione e confuzione nelle famiglie. Non è la prima volta che questo Papa interviene su questi temi delicati, lo aveva fatto parlando a proposito della corruzione che vige in Italia, e che condannò come un male da estirpare. Se il Papa afferma questo, vuol dire che il capitalismo ha fallito, è giunto al capolinea e lo tengono in vita artificialmente come lo si fa attraverso l'accanimento terapeutico ai danni di una persona che non può più vivere autonomamente. Il capitalismo ci ha completamente mercificati, ha tolto ogni speranza, ha sottratto progetti, sentimenti, persino e soprattutto il tempo. Il tempo da dedicare a noi stessi, ai nostri amici, alla nostra famiglia e il tempo per pensare e restarcene in pace, perché in un mondo che corre e va sempre più veloce non esistono le pause, forse solamente per andare al bagno, dopo aver chiesto impunemente il permesso. Il capitalismo ha fatto sì che i vecchi vengano visti con ribrezzo e orrore da parte di una fetta consistente dei ragazzi odierni, che non riescono ad accettare che un giorno quella condizione toccherà anche a loro, e a furia di essere bombardati col mito del sempre giovane, si fa si che gli anziani stessi si lascino andare e vivano gli ultimi anni della propria vita in condizioni disumane, senza neppure ricevere un minimo di rispetto da parte altrui.
Il capitalismo ha mandato in rovina milioni di persone distruggendo gli antichi e più umili mestieri che poco tempo fa erano ancora presenti, per dare vita a un unico e lineare tipo di lavoro standard in cui la velocità fa da padrona. Col capitalismo c'è la competizione, quindi la qualità della vita è misera e scarsa, dove la cultura non può fare altro che morire e dare spazio a fenomeni di disperazioni quale l'alcolismo e la tossicodipendenza. Il nostro paese spaccato in due su diversi fronti ha come causa lo sviluppo tecnologico e il dominio del capitale, che ha portato nel nostro Paese la sparizione delle classi medie, dando vita al bipolarismo in perfetto stile made in Usa ricco/povero.
Col capitalismo le mafie s'intensificano, grazie al disordine che imperversa (il capitalismo è sinonimo di questo) in cui esse riescono a destreggiarsi in modo da sfuggire a qualsiasi tipo di controllo. In un mondo impazzito dove l'ignoranza fa da padrona, il male si propaga e si rafforza sulle spalle dei cittadini che vengono risucchiati nel gioco, e quei pochi che si salvano, sono costretti a vivere in un contesto che non gli appartiene, col risultato di ritrovarsi con le mani legate di fronte a una ipotetica soluzione da adottare in merito.
Un ritorno graduale alla cultura contadina invece, significherebbe ritorno a una vita quantomeno serena.
Una civiltà (quella contadina) che riporterebbe il ritorno all'attaccamento del nucleo familiare e alla comunità, che porterebbero l'allontamanento del nemico attuale: l'individualismo personale.
Un altro ulteriore passo verso il ritorno alle origini sarebbe quello di abbattere la democrazia rappresentativa che vige in italia, a favore di una lenta e controllabile democrazia diretta (argomento che tratteremo più avanti e che è inserito come punto nel manifesto dell'antimodernità sul sito di Movimentozero, che si riallaccia alle idee del giornalista e scrittore Massimo Fini).
Prima o poi il capitalismo cadrà, e con sè porterà nel suo vortice tutti coloro che per anni vi hanno marciato assieme, distruggendo e impoverendo sempre più le popolazioni più deboli, dichiarando inutili e barbare guerre che col pretesto sciocco di portare in quei paesi la democrazia, ha ucciso, distrutto e mutilato intere popolazioni, senza sapere che durante il suo operato, la provvidena osservava costantemente.

domenica 2 gennaio 2011

Morte ai film

Recentemente Rete4 ha trasmesso la triologia de Il Padrino, celebri pellicole sulla storia della mafia ad opera del regista statunitense Francis Ford Coppola. Questi film sono da considerare parte di una delle pagine più belle della storia del cinema mondiale, che ha visto interpretare le più grandi star americane quali Marlon Brando, Al Pacino, Robert De Niro e Robert Duvall. Durante il corso della messa in onda però, ho notato un particolare rilevante e ahimè triste, in quanto abominevole rovina delle storiche pellicole che riguardano soltanto le prime due parti della saga della famiglia Corleone: il rifacimento del doppiaggio. Codesto, è stato rifatto completamente, stravolgendo di conseguenza la versione originale dei primi due capitoli in cui lo spettatore si identificata nelle voci storiche ed originali che per anni vi hanno fatto parte.
Non è la prima volta che succede questa cosa negli ultimi anni, è capitato al più bel film della storia del cinema C'era una volta in America di Sergio Leone, in cui in una nuova edizione, anche in questo caso il doppiaggio è stato completamente rifatto dai nuovi doppiatori italiani. Nulla da dire sull'operato di questi ultimi professionisti, ma è incomprensibile come il protagonista del film Noodless, interpretato da uno straordinario  Robert De Niro del film, doppiato dalla bellissima voce di Ferruccio Amendola, improvvisamente lo si senta dialogare con una voce diversa rispetto a quella classica e storica originale. L'opera cinematografica, in questi casi perde la sua natura vera e propria, e lo spettatore si trova di fronte un film in parte diverso rispetto al quale si era abituati a vedere. Questa non è la sola pecca che decreta la rovina di un film, perché l'altro aspetto riguarda la rimasterizzazione che è divenuta un uso comune. Da un po'di tempo a questa parte infatti, film usciti nelle sale cinematografiche agli inizi degli anni '90 e nel corso degli '80 che vengono rispoposti in televisione, vengono completamente rimasterizzati. Cosa vuol dire tutto ciò? Facciamo prima una semplice premessa.
Un film di quegli anni visto ai nostri occhi oggi come oggi, apparirebbe non certo recente date le inquadrature e il modo di girare tipico dell'epoca (senza dubbio differente rispetto a oggi), e proprio questo sarebbe il bello, perché un film riguarda il contesto storico in cui è stato girato, e modificarlo al digitale dando ad esso le sembianze contemporanee è un errore madornale. E' successo anche qualche giorno fa, quando in tv è stato trasmesso un classico film leggero che ogni anno, durante il periodo natalizio è da sempre proiettato: Una poltrona per due di John Landis con Eddie Murphy. La pellicola è stata sempre strasmessa normalmente fino a l'altro giorno, quando vedendo scorrerlo, ho notato la completa rimasterizzazione che rallentava le scene, modificandone la visione e la linearità, decretandone il capovolgimento e la rovina.
La rimasterizzazione è adottata soprattutto nella musica, dove il danno si nota maggiormente rispetto ai film, perché una canzone rimasterizzata dura di più in confronto alla versione originale perché essendo ritoccata, scorre più lentamente, la voce si modella facendosi più cupa, e alcuni strumenti incisivi che abbelliscono il pezzo non si sentono più, dando spazio enorme e fin troppo ai bassi.
Ma torniamo ai film, e descriviamo la ciliegina sulla torta che decreta la definitiva morte durante la messa in onda televisiva, ossia: l'interruzione bombardante della pubblicità. Le prime volte in cui questa venne adottata per la prima volta fu nelle reti Fininvest che provocarono l'ira del regista Federico Fellini nei confronti di Silvio Berlusconi, presidente del netwoork televisivo dell'epoca. A quei tempi, sul finire degli anni '80 e durante l'arco dei '90, erano tre gli stacchi pubblicitari nei film che venivano trasmessi, un numero assai esiguo rispetto ad oggi, senza contare che fra l'altro, i minuti in cui la pubblicà imperversava erano minori rispetto ai tempi odierni.
Si salvava solamente la Rai, che aveva un solo stacco pubblicitario tra il primo e il secondo tempo e dove soprattutto, i titoli di coda delle pellicole scorrevano sino alla fine, senza venir tagliati. Perché eliminare i titoli di coda equivale a tagliare una parte del racconto. Anche oggi invece la Rai ha adottato questa politica dove i film vengono ininterrottamente tagliati a causa di diversi break pubblicitari. Un omicidio vero e proprio che deturba il livello artistico del medesimo film e che fa passare la voglia al telespettatore di seguirli.
Le uniche volte in cui un film viene proiettato per intero, magari in versione originale (ossia senza rimasterizzazione e nuovo doppiaggio) e sino al termine dei titoli di coda è durante la notte, non prima però delle 2,00. E anche bei film aggiungerei. Solo che non tutti hanno la possibilità di accendere e guardare la tv a notte fonda.
Con l'avvento prima degli stacchi pubblicitari, poi dei tagli ai titoli di coda, poi della rimasterizzazione e dello stravolgimento finale col doppiaggio completamente rieseguito, alcuni film oggi sono praticamente stati mandati al rogo. E non è solo colpa della televisione. Sono le industrie cinematografiche che decidono come e quando rimasterizzare e stravolgere il doppiaggio, stampando per il mercato nuove versioni in dvd di alcuni film leggendari come Balla coi lupi o Taxi Driver (per fare due esempi) in cui vengono cambiate persino le storiche locandine originali. L'unico vero modo sicuro per essere garantiti di vedere un film in modo originale, senza deformazioni e storpiature, è quello di acquistare ai mercatini dell'usato le vecchie videocassette per VHS, che con la scusa del progresso e del mito dello sviluppo, non vengono riproposte sul mercato ma rimangono tali come mamma le ha fatte, anche se prima o poi si estingueranno pure loro. Ma per ora accontentiamoci di questo, perché tanto prima o poi, speriamo prima che dopo, questo tipo di politica morirà assieme allo sviluppo che ha ucciso tutto ciò che per strada si è ritrovato di fronte al suo mortale cammino.

giovedì 30 dicembre 2010

L'uomo nell'ombra: Gianni Letta

                                           
Di lui si sa poco o nulla. Non rilascia interviste pubbliche, perciò a malapena si conosce la sua voce. Si tratta di Gianni Letta, l'uomo nell'ombra verrebbe da dire, che è anche una figura contorta e al tempo stesso emblematica che si affaccia nei retroscena della politica nazionale, in cui durante tutti i governi presieduti da Silvio Berlusconi, ha sempre svolto il ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Pur non essendo stato mai eletto in alcuno dei due rami del Parlamento italiano, ed essendo mai stato iscritto né a Forza Italia né al Pdl, è il vero uomo di fiducia del Cavaliere che tiene strettamente al suo fianco, incarnando per lui una sorta di uomo della provvidenza. E' adulato da quasi tutti i membri del Parlamento e soprattutto dalle opposizioni, nonostante si possa dire e constatare che a conti fatti non abbia fatto proprio niente per il Paese che noi sappiamo, a meno che non vi siano (ipoteticamente) dei retroscena che noi, inermi cittadini, non siamo a conoscenza. Persino Romano Prodi, e non si sa per quale motivo, lo descrisse pochi anni fa, quale persona "geniale".
Ma prima che Sottosegretario di Governo, Gianni Letta dal 1987 al 1994 è stato vice presidente dell'allora Fininvest, e prima ancora, per quindici anni di seguito, direttore del quotidiano "Il tempo" di Roma, nonché stretto amico personale dello storico fondatore e direttore del quotidiano stesso, Renato Angiolillo. Ed è qui che la storia si fa cupa e misteriosa, perché il dottor Angiolillo è stato sposato con una certa signora Maria, morta di vecchiaia nel 2009, giorno in cui alla Camera dei Deputati un lungo applauso by partisan le ha reso omaggio. Ma perché? -verrebbe da chiedersi- Solitamente in Parlamento si rende omaggio a volti noti del cinema, della televisione, e della carta stampata che è defunta, come nel recente caso di Mario Monicelli (poi finito in bagarre). Della Signora Angiolillo invece si sa poco e niente, e nemmeno attraverso internet si viene a conoscenza di chi fosse questa persona, se non che nella sua lussuosa casa romana, venissero invitati spesso e volentieri i più importanti e influenti nomi della politica italiana. Si dice che le più delicate e importanti iniziative intraprese dal governo e dal Parlamento stesso, venissero stabilite in quella casa, che veniva definita da alcuni come la terza o la quarta Camera parlamentare (a seconda di come viene classifcata quella di Bruno Vespa col suo Porta a Porta). Possibile che nessuno abbia mai fatto un'indagine accurata su chi fosse questa signora e su che ruolo avesse? Che cosa si nasconde dietro tutto questo? Dentro le pareti di quella lussuosa casa dei salotti romani? E poi soprattutto, chi è Gianni Letta? Perché viene ripetutamente adulato da tutti? Sembra quasi che lo si fa in quanto uomo di potere che incute timore. Ma potere di che e di che cosa? Questo non lo sappiamo, almeno, noi del nostro blog purtroppo no. Sappiamo solo che è consulente della misteriosa (anch'essa) Goldman Sachs, una delle più grandi e affermate banche d'affari di tutto il mondo. Dagli aspetti controversi però. Si sostiene che per la morte dello 007 italiano Nicola Calipari, egli stesso, per non creare una crisi diplomatica tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, avesse steso un rapporto in cui era scritto che l'omicidio commesso ai danni del funzionario italiano da parte dei militari americani nel corso della liberazione della giornalista de Il manifesto Giuliana Sgrena avvenuta in Iraq, fosse stato non intenzionale, in modo tale da depistare le indagini della magistratura.
Da non scordare che nel 2006 venne addirittura candidato dal centro destra come Presidente della Repubblica, ottenendo al primo scrutinio quasi quattrocento voti a favore. Il Capo dello Stato, essendo la prima carica del Paese, deve essere rappresentata da una persona moderata, cauta e pronta al dialogo, e proprio per questo, per Silvio Berlusconi sarebbe molto difficile che raggiunga quel suo sogno, visto che non solo non possiede le caratteristiche basilari per poter esercitare quella funzione, ma è un uomo che attacca, umilia, e offende le Istituzioni. Gianni Letta invece si mostra pacato e silenzioso, e siccome adulato da tutti, incarna l'uomo perfetto da piazzare chissà, magari, nel 2013 alla Presidenza della Repubblica Italiana a termine del mandato di Giorgio Napolitano.
Non sapendo per niente chi sia, ed essendo un signore chiacchierato, non credo che Gianni Letta sia la persona adatta a rappresentare il Paese, anche perché nel 1993, davanti ai magistrati milanesi confessò di aver violato la legge sul finanziamento ai partiti, dando una somma pari a settanta milioni di lire nel 1988 all'allora segretario del Psdi Antonio Cariglia (reato nel 1989 caduto in amnistia).
Misteriosa la figura del Sottosegretario Letta, che proprio per questo meriterebbe di venire alla luce, perché visti i precedenti, qualche scheletro dentro l'armadio, potrebbe anhe esserci.

Ps. Se vuoi saperne di più su Gianni Letta, leggi la biografia non autorizzata che lo riguarda, inititolata appunto "Gianni Letta: biografia non autorizzata" di Giusy Arena e Filippo Barone, Editori Riuniti.
Buona lettura

Nel cinema italiano

Gli attori italiani odierni sono quasi tutti delle macchiette, celebri più che altro per essere considerati dei sex symbol e personaggi da rotocalco. Di attori italiani contemporanei notevoli ce ne sono pochi, Valerio Mastandrea, Libero Di Rienzo, Luigi Lo Cascio, Elio Germano e Claudio Gioè (anche se non gli si da l'opportunità di svolgere ruoli da protagonista). Anche Gianmarco Tognazzi non recita male, ma potrebbe fare molto di più e gli si augura di poter migliorarsi col tempo, visto che non è mai troppo tardi.
Persone quali Raul Bova, Stefano Accorsi, Silvio Muccino, sono l'antitesi dell'interpretrazione, perché in ogni film che interpretano non sanno adottare una dizione decente in base al personaggio che interpretano, mostrando invece l'accento dei rispettivi luoghi in cui sono nati. L'aspetto fisico è un dato rilevante per un attore, ma questo non si deve ridurre al binomio bello/brutto, ma alla personalità dello stesso, che di conseguenza influenza il portamento e poi la tecnica da adottare durante la recitazione. Per fare un esempio, in Italia abbiamo avuto due grandi attrici che pur non bellissime dal punto di vista solo ed esclusivamente estetico, il modo di recitare, la voce e il portamento le rendeva belle e di conseguenza brave. Parlo di Anna Magnani e Laura Betti. Abbiamo avuto anche attrici belle esteticamente e brave allo stesso tempo come Virna Lisi e Silvana Mangano. Mentre oggi, abbiamo Maria Grazia Cucinotta, che non sa altro che interpretare la donna mediterranea che mostrando il prorompente decoltè fa impazzire lo spettatore, confondendo le forme con la bravura. Forse una famosa attrice brava e allo stesso tempo bella che è sulla scena italiana è Anita Caprioli, ma è molto poco, anche se meglio che niente.
Poi abbiamo i classici sinistroidi Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore, che col suo femminismo cerchiobottista vuol farsi vedere per quello che non è: una persona intelligente.
Merito di questo degrado cinematografico è l'assenza di registi e sceneggiatori validi. Se infatti un tempo avevamo Federico Fellini, oggi c'è Gabriele Muccino, se ieri c'era Sergio Leone oggi abbiamo Ferzan Ozpetek, se ieri avevamo la Mangano, oggi abbiamo Violante Placido, che non riesce nei suoi film a non mostrare il suo seno e altro ancora. La colpa o il merito di tutto questo va ricercato anche nelle case cinematografiche italiane, in particolare, la più grande e importante di tutte: Medusa film.
Quest'ultima (controllata dal gruppo Mediaset, ossia dal Cavalier Berlusconi) ha come Presidente Carlo Rossella, un uomo che di cinema capisce ben poco, visto che ha sempre dimostrato di sapersi solo interessare a feste e vestiti elegantemente firmati. Un uomo che dagli anni '70 militava tra le file del Pci nella corrente filosovietica guidata da Armando Cossutta, per poi passare tra quelle di Forza Italia, visto che essere comunista non era più una moda dopo il crollo del muro di Berlino. Se questo genere di uomini vengono collocati in posti chiave, è normale che col tempo si abbia una degenerazione culturale in qualsiasi capo, incluso quello cinematografico. Se un tempo avevamo il grande Dino De Laurentis come produttore è normale che venissero fuori gli Alberto Sordi, gli Ugo Tognazzi, i Gian Maria Volontè, i Vittorio Gassmann e i Marcello Mastroianni, e non come oggi l'Alessandro Gassmann della situazione, celebre solo per sapere mostrare i muscoli e nient'altro.
L'unico grande attore italiano, oggi cinquattenne, è Fabrizio Bentivoglio, che ha stile e sa interpretare diversi ruoli in diversi tipi di pellicole. Persona a cui non interessa il gossip, non ne ha bisogno, perché una volta che i riflettori si spengono e il pubblico lo applaude, va a letto tranquillo senza mostrare segni d'insofferente incapacità che compensa nello stare al centro dell'attenzione.
E' forse questa una delle cause che ha decretato il degrado del cinema italiano, mettere nei posti di comando del settore delle mezze macchiette che in questo modo assumono e fanno lavorare persone in base non certo al merito, perché un film è uno strumento di cultura e d'insegnamento, e se viene contaminato dalle mele marce offrirà un messaggio sempre più negativo allo spettatore, e infatti l'operazione sembra andare piuttosto bene.

Fantasmi del passato


Ieri, il Presidente del Brasile Lula ha negato l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, latitante  pluriomicida, e condannato in via definitiva all'ergastolo. Ma ciò cui tengo soffermarmi, riguarda in particolare la figura del pregiudicato Battisti. Da giovane facendo parte del Pac (Proletari armati per il comunismo) si prese la briga di fare rapine e commettere omicidi in nome della giustizia proletaria, quando invece diede modo e conferma di essere solo ed esclusivamente uno spietato assassino pronto a tutto,  contribuendo a far finire a vita su di  una sedia a rotelle, il figlio di un gioielliere che egli stesso uccise, il cui ragazzo all'epoca dei fatti venne ferito durante il conflitto a fuoco tra il padre e il Battisti stesso. Grazie alla latitanza, Battisti nel frattempo è diventato uno scrittore di noir anziché dattilografo di lettere che fra le sbarre di un carcere imploravano il perdono e le scuse allo Stato Italiano e soprattutto ai parenti delle vittime degli omicidi da lui stesso commessi.
Il personaggio in sé ricorda un certo Achille Lollo, membro ai tempi degli anni '70 di Potere Operaio, periodo in cui la moda esigeva e rendeva figo coloro che si apprestavano a giocare a fare i rivoluzionari.
Lollo, assieme ad altri appicò il fuoco davanti alla porta di un condominio situato alla periferia di Roma dove viveva la famiglia Mattei, nota famiglia di fede fascista, il cui capo famiglia era il segretario della sezione di zona dell'Msi. Attraverso una tanica di benzina versata sotto lo spiraglio della porta di casa, le fiamme divamparono in tutto l'appartamento. La numerosa famiglia però riuscì a salvarsi in parte, dopo essersi calata giù dalla finestra, tranne due figli, uno di ventidue e l'altro di otto anni, che rimasero carbonizzati dalle fiamme dell'incendio sul davanzale di casa dinnanzi a una folla dell'intero quartiere di Roma dove vivevano. Una scena orribile, in cui gli abitanti urlavano loro di buttarsi giù per salvarsi. Una morte orrenda e sofferta, per opera di alcuni stupidi e viziati ragazzi che si sono trasformati in assasini per il semplice gusto di fare i rivoluzionari della situazione, andando a colpire una famiglia povera di una borgata romana. Una famiglia onesta, con l'unica colpa di essere simpatizzanti del Movimento Sociale Italiano, che i veri comunisti della zona identificarono come brava gente che non meritava una disgrazia simile, come non la merita nessuno. Perché nella vita si può essere amici anche se uno è comunista e l'altro è fascista, perché l'amicizia va oltre le idee politiche, è un affetto, un aiutarsi l'uno con l'altro dove la fede politica non c'entra. La strage prese il nome di  rogo di Primavalle, quartiere popolare di Roma.
Achille Lollo oggi vive in Brasile impunito, prima da latitante e oggi grazie alla prescrizione è un uomo libero a tutti gli effetti. E anche se è vecchio, rimane comunque un assassino che per il suo crimine dovrebbe pagare come dovrebbe in questo caso Battisti, perché ciò che hanno commesso sono delitti efferati con il solo scopo di distruggere delle famiglie intere. Si dice spesso che i reati consumati durante gli anni di piombo vadano amnistiati perché il periodo era così. Ma così in che senso? Sono stati commessi delitti atroci, e il fatto che siano stati svolti in determinati anni non è né una giustificazione né un permesso di condono, perché altrimenti, adottando una scusa simile, in nome della depressione che si ha, uno potrebbe tagliare la gola a chi gli sta antipatico senza venir perseguito e dire: "Beh poverino, è depresso, bisogna capirlo, ha ucciso per tristezza". Stesso discorso vale per Battisti, delinquente assassino nelle cui foto attuali sorride quasi a voler sfottere anziché vergognarsi della persona che è: un barbaro assassino che ha commesso dei reati gravi, e che per questo non va aiutato a sfuggire alle pene che deve scontare, ma esservi condotto perché nella vita l'ha fatta anche troppo franca .
Non è giustizialismo, ma senso civile.

mercoledì 29 dicembre 2010

Cantautori italiani

I cantautori italiani in circolazione sono tantissimi, anche se a ben vedere, coloro che hanno espresso, scritto e cantato canzoni davvero emozionanti sono ben pochi. L'italia di oggi offre sulla scena del panorama musicale cantanti quali Jovanotti, che stona, Carmen Consoli, che con la sua voce semi isterica canta dal 1996 la stessa canzone dalla stessa tonalità, e per darsi un tono si fa vedere spesso suonare la chitarra e a volte anche il basso. Abbiamo, anzi hanno, Tiziano Ferro, che rappresenta e racchiude nei suoi testi, cantati con stonature e striduli vari, l'analfabetismo dominante che imperversa sulla scena.
E' vero, ci sono cantanti come Giorgia, che è brava e sa fare bene il suo mestiere, che a differenza della Pausini non rappresenta alcuna icona ed è solo un'interprete, ma è poco. Abbiamo anzi, hanno Elisa, che in pubblico se gli si pone una domanda non sa rispondere, dimostrando di non saper formulare una frase di senso compiuto. Certo, un cantautore dovrebbe rispondere ai testi che canta e alla voce che sfodera nel farlo, ma anche la persona conta, e non mi riferisco all'aspetto estetico, ma al portamento, ai modi di fare e di porsi. I cantautori in Italia sono stati davvero pochi, e dare a persone quali Tiziano Ferro, Valerio Scanu o Marco Carta che non sanno cantare, l'occasione di poterlo fare, venendo così accostati ai grandi nomi del mestiere, è un omicidio vero e proprio, perché questi tre, l'unica cosa che li lega profondamente e per la quale sono portati meglio, è di sapersi fare le sopracciglia in modo impeccabile.
Che dir si voglia i veri cantautori italiani, profondi, si contano sulla punta delle dita, e il resto non sono altro che semplici cantanti di canzonette. Cantautori, nel vero senso della parola sono Fabrizio de Andrè, uomo dal lato umano ineccepibile e grande cialtrone (in senso bonario s'intende), che con la sua voce raccontava le storie dei poveri emarginati, ergastolani, puttane, suicidi. Giorgio Gaber, cantore tenace, combattente e malinconico, Pier Angelo Bertoli, che cantava l'amore e la rabbia nei confronti delle ingiustizie, Gino Paoli e Luigi Tenco che hanno composto le più belle ballate d'amore di tutti i tempi.
Enzo Jannacci, che sullo stesso stile di De Andrè raccontava storie di periferia e di degrado sociale anche  e soprattutto in chiave ironica, e più di tutti, colui che ha cantato racconti, romanzi e storie d'incontri di persone che si sfiorano, s'intrecciano e si danno addio, nonché cantautore della vita: Francesco Guccini.
Stiamo parlando di uomini che hanno dato tanto alla musica, e piuttosto bene oserei dire.
Un altro cantautore che poteva fare di più e non gli è stato concessso una possibilità maggore è stato Ivan Graziani, grande chitarrista, compositore di canzoni d' amore dal sapore nostalgico e mai scontate.
Francesco De Gregori invece, è il vorrei ma non posso della situazione. Le sue canzoni non sono mai state complete, finite, arrivano fino a un certo punto poi si fermano all'improvviso, senza darti quella sensazione completa che una canzone dovrebbe offrire a 360°. I suoi ritornelli sono sempre state le forme per segare le gambe ai suoi pezzi che partivano bene, e poi con essi cadevano in basso. Uomo antipatico, poco modesto e piuttosto permaloso, che si dichiara spassionatamente "artista", quando invece dovrebbe avere la nobiltà d'animo e forse l'umiltà di ammettere che cantare una propria canzone è un mestiere concreto e non un'arte che così detta è segno indelebile di bisogno di sentirsi superiore a qualcosa. Claudio Baglioni è una sorta di cantante che coi suoi stornelli canta la solita strofa ripetitiva da anni, raccolta audacemente da Gigi D'Alessio, persona che si commenta da sola, che sta alla musica e al canto come Cesare Previti sta alla giustizia.
L'unico che potrebbe essere un cantautore a tutti gli effetti ai giorni nostri sarebbe Cristiano De Andrè, ma ciò non è possibile purtroppo, perché maggior parte dei critici lo ha sempre attaccato con pregiudizio iniziale solo ed esclusivamente perché figlio d'arte, danneggiandolo già in partenza e commettendo un grave errore. I cantautori italiani, che sono patrimonio nazionale, sarebbe bene comune che vengano identificati in quei pochi che ci sono, perché accostarli ad altri personaggi che invece strimpellano ed emettono suoni, sarebbe come mettere su di un vassoio un semplice e buon piatto di pasta, ma condito con la muffa anziché col grana.

Il Duello Quotidiano

Nell'Italia spaccata in due, si affacciano su di essa due grandi forze della carta stampata che si fanno una specie di guerra fredda l'uno con l'altro, facendo parte di due schieramenti opposti: il Corriere della sera e la Repubblica. Il primo è semi-belusconiano, e spegne incendi per minimizzare i disastri che reca al Paese il Presidente del Consiglio, il secondo invece è la voce a tutela e a difesa del Partito Democratico. Questi due quotidiani è pur vero che ospitano ottime firme del giornalismo quali Gian Antonio Stella o Attilio Bolzoni (per fare alcuni esempi) ma la linea generale editoriale adottata è filo parlamentare e, a seconda del momento, filo governativa. Il Corriere, storico giornale tra le cui pagine figuravano firme eccellenti quali quelle di Pier Paolo Pasolini, Indro Montanelli e Ferruccio Parri, era un quotidiano gestito da un imprenditore (come quasi tutti i giornali fino a qualche anno fa) che faceva da editore, il cui unico interesse erano le copie vendute e quindi i ricavi. Oggi invece, è gestito da una serie di azionisti che si spartiscono la gestione e che quindi interferiscono sulla linea editoriale in modo netto e preciso. Il giornalista sa quindi che ha dei limiti, perché non deve andare a toccare alcuni interessi finanziari che magari riguardano proprio uno degli azionisti che detiene le quote in borsa, visto che la società che raggruppa le quote stesse è la Rcs MediaGroup. Di conseguenza, un'inchiesta giornalistica nei confronti di alcuni interessi economici sarebbe esclusa se non impossibile da svolgere.
La Repubblica invece, è controllato dal Gruppo Editoriale l'Espresso S.p.A., anch'esso quotato in borsa, al cui vertice, come Presidente, spicca il Manager torinese Carlo De Benedetti. Essendo un quotidiano dell'imprenditore torinese, acerrimo nemico di Silvio Berlusconi, che durante la guerra di Segrate si contendettero la Mondadori (che poi finì nelle mani del Presidente del Consglio tramite una sentenza comprata, per la quale venne condannato l'ex Senatore nonché avvocato Cesare Previti per aver corrotto i giudici), la linea adottata è schierata a favore della parte politica di maggiornza opposta al Cavaliere. La differenza sostanziale tra i due quotidiani è che il primo, essendo posseduto da varie società con percentuali eque per la maggiore, la linea editoriale assunta è morbida un po'con tutti gli schieramenti ma in particolare nei confronti del Cavaliere, mentre il secondo, in cui De Benedetti detiene la maggioranza delle azioni è più di parte rispetto all'altro.
Se un tempo il Corriere ospitava la firma illustre di Eugenio Montale, oggi offre ai lettori quella (è un esempio) di Francesco Alberoni, mentre Repubblica non ha remure e pudore a ospitare gli scritti di Adriano Sofri (condannato con sentenza definitiva a più di vent'anni di carcere come mandante dell'omicidio del funzionario di polizia, Commissario Luigi Calabresi, avvenuta a Milano nel 1972).
I due principali quotidiani nazionali non fanno altro che dare esempio nella carta stampata della divisione in due blocchi dell'Italia, e l'evidente conferma la si è avuta durante il famoso caso di Noemi Letizia del 2009 che riguardò il Premier Silvio Berlusconi. Il Corriere, in generale, sostenne di non badare a notizie riguardante il gossip e difese (in maniera sottile) il Cavaliere, mentre il secondo, tra le sue pagine, e per diverso tempo, apparvero dieci domande rivolte al Premier su come e quando e se avesse avuto rapporti sessuali con la minorenne all'epoca. I due blocchi attuarono quel tipo di politica in cui venne tralasciato un piccolo particolare, che poi era la notizia principale che accantonarono entrambi per dar spazio al gossip e facendo un regalo al Cavaliere, dandogli fiato e distrarre l'attenzione su di un fatto principale che lo riguardava da vicino: quello del caso Mills.
Che i due maggiori quotidiani si sfidino a duello sta a significare che l'informazione, la notizia, il fatto, è un optional per dare invece spazio alla guerra del difendi/attacca, ed è proprio per questo che un giornale normale come Il Fatto quotidiano viene visto male da molti, proprio perché le notizie le da, ed ormai è proprio questa la cosa strana, ossia, che un giornale faccia informazione a serivizio del lettore con onestà intellettuale. Il Fatto, è un normalissimo quotidiano come un tempo c'erano in Italia, con la differenza che non ricevendo alcun finanziamento pubblico come Repubblica e il Corriere (vive grazie agli abbonanemnti e alle copie vendute) ha più libertà di scrivere e fare inchieste che vanno a toccare diversi interessi.
Il Paese Italia, anche nella carta stampata, è quindi anch'esso diviso in due blocchi, e più che Nazione o Stato sembra essere diventato una Holdig S.p.A. in tutto e per tutto. Solo che il giornalismo è cosa seria, e se la notizia non appare, sostituita da impressioni e tutela degli interessi economici, sarebbe quantomeno decoroso sostituire il termine quotidiano con un altro, ad esempio: Organo di tutela politica ed economica. Con in più, una piccola nota a margine: "Se cercate la notizia, il fatto o l'inchiesta: comprate un quotidiano".

La penisola da nord a sud

L'Italia è un paese spaccato per via del bipolarismo, espressione di quell'assurdo blocco contrapposto che si rifà alla destra e alla sinistra (come abbiamo scritto recentemente nell'articolo sull'argomento). Ma è ancora più visibilmente diviso e "combattuto" per la questione del nord e del sud. Il primo rivendica la sua totale ricchezza, che grazie ad essa, nel corso degli anni, ha "mantenuto" il secondo, povero e invaso dalle mafie, senza il benché minimo riconoscimento nei suoi confronti. Devo ammettere che parecchie volte, le classi dirigenti facenti capo al sud, anziché smuoversi e fornire strumenti necessari per combattere la criminalità e il degrado che vige in alcuni luoghi , con la scusa delle loro condizioni hanno piagnucolato spesso, facendo le vittime, restando di conseguenza immobili, aspettando chissà che cosa, forse il Messia o la Divina Provvidenza manzoniana che gli portasse sostegno una volte per tutte, danneggiando così e isolando i membri di quella classe meridionale che invece con le mani in mano non voleva stare. Le mafie è vero che nel sud Italia dominano su quasi tutto il territorio, è vero che è più povero rispetto al nord, che la disoccupazione è più alta, che il problema dei rifiuti c'è ed è notevole, ma è un dato di fatto che il nord ha raccolto a sé le quattro mafie grazie alla connivenza di una fetta notevole della sua popolazione che, compiacente di arricchirsi le ha dato il lascia passare su tante cose durante il corso degli anni, senza mai denunciare alcunché agli organi competenti. E' grazie ad alcuni cittadini del nord che le mafie dominano su Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto. Ma c'è una cosa che differenzia il sud dal nord su tutte: lo stato di paura, perché che ben si voglia dire a proposito del meridione, questo sintomo è di gran lunga meno presente nello spirito della gente rispetto a quello che c'è nel nord. Vediamo perché. Nei grandi centri del nord le strade notturne sono assai deserte: la gente avendo paura si rintana nelle proprie case a guardare la televisione, mentre al sud per la strada, la sera, circola liberamente e in modo quantomeno più sereno e tranquillo. Al sud, i ragazzi non hanno pretese megalomani, hanno altro a cui pensare che diventare il Fabrizio Corona della situazione o una letterina da programma d'intrattenimento. I giovani cercano di stare bene e non si vanno a creare problemi che non hanno, e quindi una serata in compagnia tra amici con una bottiglia di birra in mano e quattro chiacchiere va sempre bene. Al nord invece guai se non si va in discoteca, se i capi che si indossano non sono firmati, se la tua ragazza non è "figa" e il tuo moroso non possiede la bella macchina da sborone. Il nord, prevalentemente ha ucciso il sentimento, mentre al sud, nella maggior parte dei casi è presente assiduamente, come il rispetto verso gli anziani, coloro che detengono il sapere perché hanno vissuto, visto e assorbito a lungo. Al sud sono ancora presenti sterminate praterie in cui la natura domina, mentre al nord sono ricoperte dal cemento dei prefabbricati e dei centri commenricli. Al nord la cultura contadina è estinta, mentre al sud anche se marginale, combatte e si fa ancora vedere che lotta come può e con tutte le sue forze.  Al sud il contatto umano e la buona educazione vivono ancora, mentre al nord si ragiona con la prepotenza del più forte sul debole.
Al sud gli extracomunitari (quasi tutti clandestini) vengono rispettati dai cittadini e ricambiati a loro volta, e quelli che vendono abusivamente i cd pirata tra le bancarelle dei mercati, vengono coperti dai negozianti in caso di controllo dei vigili. Non si tratta di agevolazione di truffa, è solo buon senso civile, perché è inutile andare a danneggiare dei poveri cristi che tentano di lavorare per mangiare, e questa è una cosa che la gente del sud, che conosce la povertà, capisce, comprende e agisce di conseguenza (cosa che non potrebbe mai concepire il direttore de Il giornale Alessandro Sallusti che considera i poveri che non riescono a pagare il mututo dei falliti). E' quindi naturale porsi alcune domande in merito: E' più pericoloso andare in giro di notte per Taormina o per le strade di San Giuliano Milanese che non si può nemmeno definire paese in quanto ghetto di comunicazione per lo smistamento della droga? E' un luogo sicuro San Giuliano vicino Milano? Conserva monumenti? E gli abitanti come sono? Escono la sera?
La sera, la gente di Sassuolo di Modena, culla delle mafie, esce di più rispetto a quella di Lucera nelle puglie? Trani è un luogo meno sicuro oppure no rispetto a una città come Padova, dove la popolazione è intimorita dagli immigrati cui una parte è dedita alla delinquenza e allo spaccio della droga?
Stesso discorso vale per Milano: è serena la gente mentre cammina la sera per strada rispetto a chi lo fa invece a Catania?
Gli immigrati al sud sono più civili rispetto a quelli residenti al nord perché questi ultimi vengono sfruttati da alcune imprese che li mette a lavorare in nero per tenere bassi i costi di manodopera.
E proprio i padroni di quelle imprese sono coloro che in pubblico li denigrano e offendono partecipando alle fiaccolate contro essi e votando per la Lega Nord. Gli immigrati di conseguenza, sentendosi oltre che sfruttati, derisi, adottano comportamenti poco civili (anche se generalizzati) nei confronti della popolazione che li "ospita", adottando un reciproco sentimento di tipo razzista che danneggia la convivenza, cosa che al sud è meno presente.
Con questo non voglio dire che al sud si sta bene e al nord invece no, ma che forse entrambi, dovrebbero adottare il meglio dell'altro per fare la forza e unirsi una volta per tutte, perché questo Paese è uno solo, e una parte di esso, senza l'altra, non andrebbe da nessuna parte, non esisterebbe.
Continua...

Migliori film 2000/2010


1-Goodbye Lenin (Wolfgang Becker)
2-La meglio gioventù (Marco Tullio Giordana)
3-Canone inverso (Ricky Tognazzi)
4-Magdalene (Peter Mullan)
5-The millionaire (Danny Boyle)
7-Il pianista (Roman Polanskj)
8-Piccoli affari sporchi (Stephen Frears)
9-Traffic (Steven Solderbergh)
10-Million dollar baby (Clint Eastwood)
11-Le ceneri di Angela (Alan Parker)
12-American beauty (Sam Mendes)
13-Mystic River (Clint Eastwood)
14-Amoresperros (Alejandro Gonzàles)
15-Il gladiatore (Ridley Scott)
16-American History X (Tony Kaye)
17-Lantana (Ray Lewrance)
18-Crash "contatto fisico"(Paul Haggis)
19-My name is Joe (Ken Loach)
20-Love + Hate (Samina Awan)
21-Sweet Sixteen (Ken Loach)
22-The snatch "Lo strappo" (Guy Richie)

martedì 28 dicembre 2010

La destra è una cosa seria

La destra italiana, quella politica, è un'invenzione. Non esiste. Esiste la coalizione che si colloca nel centro-destra, il che è tutt'altra cosa. Perché quella rappresentata da Berlusconi e i suoi stretti sodali non è destra e neppure sinistra (ci mancherebbe), ma un groviglio di affaristi spregiudicati senza idee e alcuna fede politica, né rispetto per le Istituzioni che rappresentano. Non tutti naturalmente, parlo infatti dei Bondi, dei Brunetta, degli Schifani, dei Formigoni e dei Frattini vari, che sono quelli che contanto. La destra in Italia non è mai esistita, se non tra le file dei missini, che però rappresentavano  esplicitamente il proseguimento degli ideali facenti capo a quelle del fascismo. L'idea di una destra liberale e democratica non è mai stata inserita e raggruppata in un partito vero e proprio, si è solo identificata in alcuni grandi uomini che hanno fatto la storia del secolo scorso: Luigi Einaudi, Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli. Uomini perbene che avevano rispetto per le Istituzioni e di conseguenza del Paese. Questa destra è stata solo sfiorata e mai stata concreta a livello istituzionale. E una destra montanelliana potrebbe stare al Governo tranquillamente con le sinistre, in modo tale da avere una larga fetta che rappresenti buona parte dei cittadini italiani. Con l'avvento del berlusconismo (che è tutto fuorché un'ideologia di destra) si è fatta opinione comune che la destra sia l'espressione malconcia dei comportamenti anticostituzionali rappresentati dal Sire di Arcore e spalleggiati dai suoi cortigiani. Perché una destra liberale vera e pura non denigra i servitori dello Stato né i magistrati, ma vi porta rispetto e stima nel lavoro delicato che svolgono in nome della legge e della Costituzione. Questa destra (si fa per dire) invece, rappresentata perlopiù dal Pdl e La Lega alle volte, ha la predilezione a difendere i grandi criminali, mentre poi si vanta di dare la caccia ai poveracci. Elogia magistrati quando incriminano piccoli spacciatori e ladruncoli mentre li attaccano quando un potente di turno viene messo sotto inchiesta. No, la destra non è tutto questo, è una cosa seria, per questo un Governo che sia tale non mi spaventerebbe, perché avrei la garanzia, come cittadino, di essere tutelato, e anche bene. Una destra liberale è pronta al dialogo, e proprio per questo potrebbe governare assieme a una sinistra decorosa (che non è quella italiana) in modo tale da rappresentare tutti i cittadini, e non una parte. Una destra rappresentata da Gasparri e La Russa sì che fa paura e incute timore, perché sono personaggi che a guardarli in faccia dicono tutto, anche di più di quando non aprono bocca. Anche l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scafaro è da sempre uomo di destra (a differenza di ciò che si dice e cioè che sia di sinistra solo ed esclusivamente perché difende a spada tratta e giustamente la Costituzione e le leggi dello Stato italiano). Il Presidente Emerito ai tempi, faceva parte della Democrazia Cristiana,  militanto nella corrente più conservatrice del partito. Un uomo che non ha mai arrecato timore alcuno, anzi, durante il suo settennato ha mostrato fermezza e rispetto nella difesa delle Istituzioni tutte e proprio per questo fu bollato dai berluscones come sovversivo (roba da non credere). Un uomo cui come cittadino posso dire di essermi sentito garantito, tutelato e rappresentato perché persona pulita, capace, integerrima.
Se la destra, quella di Prezzolini, Einaudi, Montanelli e Scalfaro stesse al Governo, si potrebbero dormire sonni tranquilli perché odorerebbe di pulizia, e bisognerebbe essere lieti di esserne rappresentati, mentre questa, che si rifà agli affari qualunquisti di sua Emittenza, spalleggiata dai sotterfugi di una sinistra falsa, senza regole e indisciplinata qual è, credo sia normale che disturbi il sonno dei cittadini, perché da un momento con l'altro, può distruggere come han già fatto sapientemente in stile bypartisan le regole della società, tentando di continuo di stravolgere la Costituzione e abbattere lo Stato di Diritto, in un chiaro e perfetto stile piduista.

venerdì 24 dicembre 2010

Il bipolarismo sul viale del tramonto

Il bipolarismo italiano, da quasi diciassette anni, è stato uno strumento inefficace e inadatto per il nostro Paese, perché ha contribuito a spaccarlo e a dividerlo sempre di più. In Italia se si parla di politica non si può fare a meno di chiedere l'uno con l'altro: "Sei di destra o di sinistra"? Una domanda priva di fondamento perché non sta a significare nulla, anzi una sì, a dividere. Prima di questo sistema, vigeva il proporzionale, in cui non occorreva che i partiti corressero alle elezioni divisi in due blocchi contrapposti che si sfidavano e che già in partenza avevano il leader principale candidato come futuro Premier. Ogni partito correva alle elezioni, e poi, una volta ottenute i risultati, i rispettivi leader dibattevano grossomodo su chi volesse partecipare all'esecutivo per poi far ricadere la scelta del Presidente del Consiglio sula persona più indicata con il lascia passare del Capo dello Stato. Era una forma di governo allargata, quasi una grande coalizione che si estendeva verso quasi tutto il Parlamento, un qualcosa che unificava i cittadini alla partecipazione della vita, e non solo a quella politica.
Ora invece con questi due blocchi si ha una spaccatura ancora più netta in tutta l'Italia. Sono nati Governi pessimi e malgestiti, e forse l'unico Presidente del Consiglio che ha fatto meno peggio rispetto ad altri è stato Romano Prodi, ma non basta.
A carte scoperte e rispetto ad oggi, era molto meglio un governo composto da Forlani che da D'alema, era molto meglio Giulio Andreotti Ministro degli Esteri rispetto a un Frattini o un Martino. Era molto meglio sapere che un partito socialista stesse a sinistra piuttosto con la casa delle libertà (che tra l'altro non è di destra, ma solo affarista). Il sistema bipolare è una sindrome che abbiamo adottato dagli Stati uniti d'America, dove i candidati Premier sono solo due persone che si contedono e si giocano la partita finale come meglio possono fino alla vittoria. Ma negli Usa, proprio perché Stato grande e vasto quanto un continente e privo di storia, un sistema del genere può essere sì adottato, mentre invece in Italia, culla di una cultura che va (o andava) dal nord al sud e viceversa, ci vorrebbe un metodo più ampio che raccolga tante voci messe insieme per creare l'unione dei popoli sparsi sul nostro territorio. Ma forse, il ritorno a tutto questo non è impossibile visto bene che il bipolarismo ha indebolito non solo le istutuzioni, che prima in confronto ad ora erano massicce (il che è tutto dire), ma anche l'uomo e la sua spiritualità emotiva. Non solo è una mela marcia questo sistema per noi, ma è anche un fallimento in tutto e per tutto, e lo si capisce quando forse, anche se a passi lenti, lo si "vede" camminare a capo chino, quasi vergognandosi. Che sia sul viale del tramonto?

Il "bertinottismo": Rischiose abitudini

E' una filosofia di vita. Un modo di pensare e comportarsi. Uno dei più snob e con la puzza sotto al naso che ci sia. Il "radical chic" de noattri e d'avanguardia contemporanea: il "bertinottismo". Questo "movimento" non può fare altro che rifarsi alla persona di Fausto Bertinotti, storico leader e segretario del Partito della Rifondazione Comunista (Prc). Persona dai tanti discorsi condensati da mille e belle parole, che gira e rigira, non ha mai detto nulla di concreto se non quello di rigirare la frittata in tanti modi. Bertinotti ha dimostrato diverse volte di non avere a cuore i problemi del paese, e la prima dimostrazione la si ebbe quando nel 1998 tolse la fiducia al Governo Prodi (che il partito sosteneva dall'esterno) facendo così un regalo a Berlusconi e D'Alema, che sostituì il Professore per quasi due anni a Palazzo Chigi, giusto in tempo per cacciare un rifugiato politico dall'Italia quale Ocalan (violando così il diritto di asilo politico che è scritto nella Costituzione italiana) e bombardare il Kosovo. Ma Fausto Bertinotti è ancora e molto di più. Dopo aver tolto la fiducia a Prodi, una parte del suo partito non in linea con lui, si spaccò e diede vita al Partito dei comunisti italiani (PdCi), e in contemporanea. cominciarono le sue ambigue frequentazioni assieme alla moglie, di alcuni salotti romani, di personaggi come Valeria Marini e diverse e varie ospitate nella trasmissione Porta a porta di Bruno Vespa, dove veniva sempre trattato con garbo, lasciato parlare per ore, senza mai essere interrotto. e quasi sempre riempito da complimenti da parte di tutti gli ospiti nonché dal conduttore stesso.
Nel 2001, in campagna elettorale, scelse di non partecipare alla coalizione dell'Ulivo, ma di correre da solo col suo partito alle elezioni politiche, regalando il Paese nelle mani di Berlusconi. Dopo cinque anni però, probabilmente resosi conto del danno enorme al quale aveva contribuito, decise di appoggiare il progetto di Romano Prodi e del centro sinistra de L'Unione che vinsee le elezioni, diventando egli stesso Presidente della Camera dei Deputati, dopo aver fatto la ragazzina isterica pur di ottenere quell'ambita poltrona.
Pur ricoprendo una carica super partes, intervenne più volte criticando il Governo e la coalizione cui faceva parte, facendo capire di non saper proprio rappresentare per niente una carica istituzionale di rilievo.
Una volta caduto il Governo Prodi a causa di Mastella ed altri voltagabbana, alle elezioni politiche del 2008 venne candidato Premier dalla coalizione della Sinistra Arcobaleno, che corse da sola, che però non riuscì a raggiungere il quorum sufficiente per ottenere seggi in Parlamento, restando quindi sconfitto.
Dopo questo fallimento decise di ritirarsi dalla scena politica ufficiale, lasciando però il segno indelebile di una eredità raccolta da alcuni suoi sostenitori, uno su tutti Nichi Vendola. Egli, poco dopo l'addio dell'ex storico segretario, si propose come successore al congresso del partito che però perse democraticamente nei confronti di Paolo Ferrero. Non accettando questo, provocò l'ennesima spaccatura nel partito stesso e ne uscì sbattendo la porta assieme ad alcuni suoi fedeli, dando vita a Sinistra ecologia e Libertà.
Per l'ennesima volta si creò una divisione nel partito, figlia del bertinottismo cazzaro che ha la vocazione di metttere disordine nelle cose: dividere anziché unire. Ed è proprio questo che Vendola ha fatto e continua a fare, solo ed esclusivamente perché non accettò i risultati di una semplice e democratica elezione che non lo vide vincitore.Vendola appare come una prima donna, ma se non accetta le regole democratiche di un congresso, come potrebbe fare a rispettare quelle più in grande?
Da rilevare che alle elezioni per il Parlamento europeo nel 2009, per raggiungere il quorum sufficiente, bisognava raggiungere almeno il 4% dei voti. Sinistra e Libertà e Rifondazione comunista (cui nel frattemo il partito dei comunisti italiani è tornato a inglobarsi) correndo separatamente non riuscirono ad arrivare alla meta richiesta, mentre invece se fossero corse assieme avrebbero superato più del 5% dei voti se non di più.
Come si vede questa vocazione e propensione al bertinottismo non scompare, sembrava che con l'uscita di scena di Bertinotti stesso si fosse estinto. E invece no. Chi semina, del resto, raccoglie.
Da ricordare inoltre che lui stesso prima che comunista, da ragazzo militò per tanti anni, prima di accedere al vecchio Pci e poi Prc, nel partito socialista italiano e poi partito socialista di unità proletaria: era quindi a quanto pare, un socialista a tutti gli effetti, che si rifaceva alla corrente della sinistra guidata da Riccardo Lombardi. Ma Bertinotti di socialista  ha dimostrato di non avere nulla a che fare, forse è semplicemente un mite parlottiere che ama i sigari e parlare di Che Guevara nelle fredde poltrone di seta dei salotti dei ricchi personaggi importanti della Roma bene. E infatti nella sua vita politica ha solamente creato disastri e danni, come i cinque anni che vanno dal 2001 al 2006 in cui regalò la vittoria e cinque anni di Governo a Berlusconi, permettendogli di fare e strafare di male in peggio i porci comodi suoi. E' un uomo di divisione Fausto Bertinotti, quindi che non ama il prossimo, perché per poterlo fare, per poter mettersi a servizio di tutti i cittadini e soprattutto per ricoprire cariche pubbliche di rilievo, bisognerebbe invece unire.  Tutti quelli che sono figli del bertinottismo che incombe e lascia segni, dovrebbero essere messi da parte da chi vuole rimettere in sesto il paese. Mentre loro (i bertinottiani), astutamente, coi loro bei discorsi, vorrebbero che la situazione fosse sempre così, ferma restante immobile, per poterci navigare indisturbati...e così sia...Rischiosa abitudine ahimè...